L'editoriale

Carte geografiche aventi carattere di rarità e di pregio: una nuova categoria di beni del patrimonio culturale nazionale , di Maurizio De Paolis Presidente dell’Associazione Romana di Studi Giuridici

Nella categoria dei beni culturali rientrano a pieno titolo le carte geografiche connotate dal carattere della rarità e del pregio . Si parte idealmente dalle Mappae mundi del sec. XIV, basate sui testi degli auctores, vere e proprie raffigurazioni ecumeniche, in cui il mondo appare simmetrico, immutabile e universale, poiché immagine del disegno divino: le mappe a O-T e a zone climatiche rappresentano lo schema dell’Oceano circolare che racchiude le terre emerse, divise in tre settori da una T, il cui tratto orizzontale è dato dal fiume Don e dal fiume Nilo, e il tratto verticale dal Mar Mediterraneo. L’espansione delle scoperte geografiche e le nuove esigenze di una navigazione oceanica attivarono lo sviluppo di una produzione cartografica nettamente separata dai mappamondi medievali. In questo contesto si inseriscono il Mappamondo catalano estense e le Carte nautiche, anch’esse di origine catalana databili alla prima metà del sec. XV. Queste pergamene, piene di simboli e riccamente illustrate, recavano una descrizione dettagliata dei porti (“portolani”) e davano una ricostruzione fedele delle coste, basata sull’uso della bussola e del compasso, ma soprattutto sull’esperienza dei navigatori pur mancando di latitudine e longitudine stupiscono ancora oggi per l’esattezza dei particolari. Caratteristica delle carte nautiche, ripresa anche nelle carte miniate dei secoli successivi, era la fitta rete di semirette che, partendo dalle rose dei venti, suddividevano la superficie in rombi regolari, cui si aggiungevano le altre semirette dei punti secondari, tracciando le rotte per le navi. Alla fine del sec. XV le spedizioni portoghesi in Africa e in Asia ampliarono le conoscenze e divennero fondamentali anche sotto il profilo economico e politico. Il Planisfero o Carta del Cantino si colloca subito dopo i viaggi di Bartolomeo Diaz e Vasco de Gama, che aprirono la “via delle Indie”, e documenta il terzo viaggio di Colombo, che introdusse all’esplorazione dell’America meridionale. Il Planisfero Castiglioni è splendido esempio della grande scuola della Casa de la Contratacion di Siviglia, in cui si tenevano i corsi per cartografi e piloti navali della Corona di Castiglia, dove si formò e insegnò Amerigo Vespucci. Gli atlanti miniati dei sec. XVI-XVII circondano quello che tradizionalmente è considerato il “primo atlante” conosciuto, la Cosmographia di Tolomeo, esemplare di presentazione a Borso d’Este, cui si ispirarono tutte le carte dei sec. XV-XVI, attingendo ad una nomenclatura sterminata (settemila località) e ai valori di latitudine e longitudine, utilizzando la proiezione conica per rappresentare la sfericità della Terra. Definiscono cronologicamente il percorso, su cui si collocano idealmente anche i secenteschi globi celeste e terrestre di Wilhelm Blaeu, le pergamene nautiche, rilegate per una più agevole consultazione, che non riportano le coste americane, insistendo sulla conoscenza approfondita del Mediterraneo, come negli atlanti di Jacopo Russo e Jean François Roussin, ultima espressione di un’arte antica mai abbandonata dai cartografi per contenere il mondo in un libro.

Per un maggiore approfondimento si veda, Maurizio De Paolis, Le erogazioni liberali e il contratto di sponsorizzazione con la P.A., IPSOA, 2015.

L'affermazione dei diritti digitali Questione di "SPID"

di Daniele De Bellis Vice Presidente A.R.S.G.

Nel Nostro Bel Paese qualsiasi legge per essere metabolizzata necessita, a seconda della sua portata innovativa, di almeno di dieci anni. Per la l. n.15 del 1968, famosa per l'introduzione dell'autocertificazione, non ne sono bastati trenta, tanto che solo con la l. n.241/90, che ne contiene l'abrogazione e ha delineato un nuovo assetto e quadro di riferimento dell'esercizio del potere amministrativo, ha trovato sempre crescente effettività e consapevolezza, sia nei cittadini/utenti titolari di diritti ed interessi sia nei pubblici uffici destinatari delle semplificazioni.
Anche il C.A.D. Codice dell'Amministrazione Digitale ( Decreto legislativo 07/03/2005 n° 82 ) si sta avvicinando a tale fatidica scadenza essendo stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 112 del 16 maggio 2005 - Supplemento ordinario n. 93. Le norme contenute nel suo articolato sono state oggetto di numerose modifiche ed integrazioni, spesso eterogenee, sulla spinta del progresso delle tecnologie e della mutata sensibilità della società nel suo complesso. Tuttavia appare incombere un momento, quanto mai prossimo, in cui i diversi temi e istituti giuridici siano destinati a convergere ed interconnettersi, In un mondo che sta spostando il suo baricentro dall'apprensione materiale alla realtà virtuale, fondata su conoscenza e informazione, il documento informatico, la firma digitale, la P.E.C., i processi telematici, non vanno visti esclusivamente come diverse modalità di rappresentazione di contenuti e di instaurazione di relazioni giuridicamente valide e probanti, in cui si teme di rimanere diabolicamente intrappolati, ma soprattutto come un diverso modo di pensare ed esercitare i propri diritti.
Il C.A.D., infatti sancisce, tra l'altro, il diritto all'identità digitale, la tutela del domicilio informatico e una continua semplificazione dei rapporti con le PP.AA., resi più rapidi e trasparenti. In tale contesto lo S.P.I.D. (Sistema Pubblico d'Identità Digitale) può rappresentare l'elemento unificante e di razionalizzazione, di contatto tra il cittadino, parte attiva che non subisce passivamente l'evolversi della tecnica e un'amministrazione digitale efficace ed efficiente, capace di erogare servizi in tempi certi e fornire risposte chiare e definitive. Ne va della qualità delle vita e del futuro di noi tutti.

Le erogazioni liberali e il contratto di sponsorizzazione con la P.A.

di Maurizio De Paolis Presidente A.R.S.G.

L’Autore analizza il fenomeno delle erogazioni liberali alla luce del recente D.L. 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modifiche, dalla Legge 29 luglio 2014, n. 106, soffermandosi in modo particolare sugli sgravi fi scali per i finanziamenti a sostegno degli interventi sui beni culturali (art-bonus), sulle disposizioni per il sito archeologico di Pompei e per la Reggia di Caserta, sul piano strategico con cui pianificare i grandi progetti riguardanti i beni culturali, sulla procedura per la nomina di manager museali, per l’istituzione di soprintendenze autonome e per la parziale liberalizzazione della riproduzione e divulgazione delle immagini di beni culturali. Colmando una lacuna nel panorama editoriale viene proposta un’approfondita analisi e una puntuale soluzione di tutte le problematiche riguardanti il contratto di sponsorizzazione ordinaria (art. 26, Codice dei contratti pubblici e art. 119, Testo unico degli enti locali) e dei beni culturali (art. 120, Codice dei beni culturali e del paesaggio) di cui possono avvalersi le Pubbliche Amministrazioni per ricercare fonti di finanziamento da soggetti privati. Nel libro sono identificati tutti i beni culturali e paesaggistici a cui applicare il contratto di sponsorizzazione dal momento che queste due categorie rientrano nel patrimonio culturale nazionale. Il volume, supportato da una vasta casistica giurisprudenziale (civile, penale, amministrativa e contabile), insieme all’indice analitico strutturato per voci e sottovoci e all’appendice che contiene una serie di modelli di atti e contratti, rappresenta un valido strumento interdisciplinare per magistrati, dipendenti della P.A. (funzionari e dirigenti), liberi professionisti (avvocati, commercialisti, notai, ingegneri, architetti, geometri), imprenditori (comprese le rispettive organizzazioni di categoria) e associazioni operanti nel settore dei beni culturali e paesaggistici comprese quelle del terzo settore. Leggi tutto