Il contratto di sponsorizzazione dei beni culturali

di Simona De Paolis

 

Sommario: 1. Origine del termine sponsorizzazione; 2. Natura giuridica, oggetto e fonti normative del contratto di sponsorizzazione; 3. Mecenatismo e sponsorizzazione in Francia, Germania, Inghilterra; 4. La natura atipica del contratto di sponsorizzazione e il principio di legalità nell’attività della P.A.; 5. Il contratto di sponsorizzazione nel Codice dei contratti pubblici; 6. Il contratto di sponsorizzazione dei beni culturali; 7. La pianificazione degli interventi da sponsorizzare; 8. Il procedimento per la scelta dello sponsor;  9. La vicenda della sponsorizzazione del Colosseo a Roma

 

  1. Origine del termine sponsorizzazione

Il vocabolo sponsorizzazione deriva dalla lingua latina e, più precisamente, dall’istituto giuridico della sponsio utilizzato in diritto romano per assicurare una garanzia, sia pure in via sussidiaria, all’obbligazione assunta dal terzo. Il soggetto che rispondeva spondeo alla domanda centum mihi dari spondes si assumeva l’obbligazione e ne diveniva il garante.

Per rintracciare la figura speculare del moderno sponsor è necessario spostarsi nella Grecia antica e, più precisamente, nella città di Atene, dove il corego era colui che finanziava l’allestimento degli spettacoli teatrali svolti annualmente in occasione delle feste liturgiche della città. Si trattava di un cittadino più che benestante  che versava somme di denaro alla città-stato, traendo da questo finanziamento un accrescimento della sua popolarità. E’ opportuno precisare che la parola corego assumeva il significato di finanziatore soltanto presso Atene in quanto nelle altre città-stato indicava il capo del coro negli spettacoli teatrali momento importantissimo nella vita del popolo greco.

Il termine sponsor è stato mutuato dalla lingua italiana direttamente dalla cultura anglosassone al cui interno ha assunto nel corso degli anni tre distinti significati:

  1. a) person making himself responsible for another, ovvero garante simile allo sponsor del diritto romano;
  2. b) godfather o godmother, cioè padrino o madrina con un connotato chiaramente religioso che promettono di seguire la crescita del fanciullo nel caso di perdita dei genitori;
  3. c) finanziatore di programmi radiofonici e televisivi per scopi pubblicitari soprattutto negli Stati Uniti d’America.
  1. Natura giuridica, oggetto e fonti normative  del contratto di sponsorizzazione            

Ai nostri giorni la sponsorizzazione può essere definita come il contratto in base al quale il soggetto sponsorizzato assume l’obbligazione di associare alla propria attività il nome e il segno distintivo di una controparte, il soggetto sponsorizzante, che a sua volta si impegna a fornire beni, servizi, lavori, denaro.

Il soggetto sponsorizzato assume in via negoziale l’obbligo di svolgere la funzione di mezzo di comunicazione impegnandosi principalmente a porre in essere una serie di comportamenti diretti a formare o accrescere la notorietà del soggetto sponsorizzante.

A carico del soggetto sponsorizzato vi è una obbligazione di mezzi, in quanto non è chiamato a garantire allo sponsor la certezza del ritorno di immagine, ma esclusivamente, come accennato in precedenza, l’abbinamento del segno distintivo del soggetto sponsorizzante alle proprie iniziative e attività.

I contratti di sponsorizzazione possono riguardare singoli avvenimenti o manifestazioni, ma anche l’intera attività svolta nel tempo dal soggetto sponsorizzato. In quest’ultima ipotesi le sponsorizzazioni si devono qualificare come contratti di durata e più precisamente come contratti ad esecuzione continuata.

Tra le clausole che più frequentemente vengono inserite nei contratti di sponsorizzazione vi e quella di esclusiva, che impedisce al soggetto sponsorizzato di pubblicizzare il nome e il marchio di altre imprese che siano in concorrenza con l’impresa sponsor.

Per lo stesso evento è possibile che vi siano due o più soggetti sponsorizzanti e, in tal caso, si parla di diversi livelli di sponsorizzazione. Così, all’interno di una stessa sponsorizzazione  vi possono essere contemporaneamente:

  1. a) lo sponsor ufficiale o principale;
  2. b) lo sponsor tecnico;
  3. c) gli sponsor istituzionali o secondari;
  4. d) i fornitori ufficiali;
  5. e) i fornitori tecnici.

In questa sede interessano le sponsorizzazioni in cui possono venire coinvolte le pubbliche amministrazioni. A tal fine è opportuno effettuare una distinzione tra sponsorizzazioni passive, in cui le amministrazioni svolgono il ruolo di soggetto sponsorizzante, utilizzando  denaro pubblico per finanziare iniziative di soggetti terzi, e sponsorizzazioni attive in cui le pubbliche amministrazioni rivestono la posizione contrattuale di soggetti sponsorizzati e, quindi, ricevono denaro da privati. Attualmente le uniche sponsorizzazioni possibili sono quelle attive.

Il contratto di sponsorizzazione è stato disciplinato per la prima volta nell’ambito del diritto amministrativo nella seconda metà degli anni Novanta dello scorso secolo attraverso la Legge 27 dicembre 1997, n. 449 (legge finanziaria per l’anno 1998) e, successivamente, attraverso l’art. 119, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali); quest’ultimo ha disposto che tutte le amministrazioni locali hanno la facoltà di stipulare tali tipi di contratti.

Sotto il profilo civilistico, la sponsorizzazione è un contratto che, in quanto tale, trova disciplina nelle seguenti disposizioni del codice civile:

  1. a) art. 1322 (contratti atipici);
  2. b) art. 1350 (forma libera del contratto);
  3. c) art. 1174 ( natura patrimoniale del contratto).

Sulle predette caratteristiche del contratto di sponsorizzazione si sono travate in sintonia giurisprudenza e dottrina[1].

  1. Mecenatismo e sponsorizzazione in Francia, Germania, Inghilterra

Di solito gli interventi di salvaguardia dei beni culturali, come ad es. i restauri, vengono attuati da soggetti pubblici che utilizzano il pubblico denaro. Nulla vieta che tali interventi possano essere attuati da soggetti privati. Quando ad agire sono persone fisiche o enti non commerciali ci si trova innanzi al mecenatismo che si attua attraverso l’elargizione di oneri liberali, soprattutto denaro, senza che il beneficiario del contributo assuma l’obbligo di pubblicizzare il soggetto erogatore.

Nell’area degli atti di liberalità rientra il patrocinio, distinto dalla sponsorizzazione, in quanto non presuppone un intento commerciale e quindi l’obbligo di promozione dell’immagine. Difatti non si è in presenza di un imprenditore che, quale corrispettivo della prestazione resa, attende un ritorno di immagine così come accade nella sponsorizzazione. Si tratta di un mecenate che agisce soltanto per accrescere, attraverso finanziamenti, la diffusione dell’arte o della cultura da cui potrà, eventualmente, ricevere gratitudine ed una cresciuta popolarità nella collettività locale o nazionale. Il patrocino viene inquadrato da taluni giuristi nello schema delle così dette liberalità d’uso  di cui all’art. 770, comma 2, c.c. (M. Bianca), con la conseguenza che nei suoi confronti è applicabile l’insieme delle disposizioni poste a disciplina della donazione per quanto attiene la forma dell’atto, la revocazione, la riduzione e la collazione (art. 742, comma 3, c.c. e art. 809, comma 2, c.c.) .

In riferimento ai beni culturali, le erogazioni liberali e le sponsorizzazioni rappresentano forme di finanziamento molto utilizzate all’estero.

In Francia le detrazioni di imposta per le imprese possono giungere al 90% della somma erogata per l’acquisto di opere a favore dello Stato. Spesso le somme sono detraibili direttamente dall’imposta, mentre gli incentivi sono spalmabili in vari anni fiscali. Interessante è quanto avvenuto nell’anno 2010, quando nella sola città di Parigi è stata lanciata una campagna per acquistare il dipinto “Le tre grazie” di Lucas Cranach, destinato al Museo del Louvre. Anche attraverso una efficace campagna dei media francesi, in meno di un mese circa cinquemila cittadini hanno raccolto il milione di euro che mancava per acquistare l’opera in mani di un soggetto privato.

In Germania la spesa privata per i beni culturali ammonta a circa seicento milioni di euro così ripartiti:

– duecento milioni provenienti dalle fondazioni;

– cinquanta milioni provenienti dalle donazioni di privati;

– trecentocinquanta milioni dalle sponsorizzazioni delle imprese.

 Il settore della cultura e delle industrie creative produce in Germania il 2,5% del PIL (circa settanta miliardi di euro), assicurando occupazione a circa un milione di persone, tra cui centosettantamila artisti dipendenti e centosessantamila artisti free lance, con un sistema di welfare federale che prevede un finanziamento pubblico del 90%, rispetto al 10% dei privati, principalmente imprese.

Quello tedesco è un sistema che funziona e produce ricchezza sociale, attestata anche  dalla presenza di seimila musei, centocinquanta teatri pubblici, centottanta teatri privati e ben centotrenta orchestre diffusi sul territorio nazionale.

In Germania le donazioni possono essere detratte fino ad un massimo del 20% dei profitti tassabili o fino ad un totale del 4% del giro di affari più gli stipendi pagati nel corso dell’anno.

Degno di considerevole attenzione è il modello inglese che, fin dall’inizio dello scorso secolo, ha non solo favorito, ma considerato indispensabile l’apporto di soggetti privati al fine di garantire e valorizzare il patrimonio culturale esistente all’interno del Paese. Difatti, la ricostituzione del National Trust ha agevolato l’individuazione di una molteplicità di interessi, aventi carattere collettivo e diffuso, legati alla protezione del patrimonio culturale. Tali interessi hanno trovato immediatamente espressione non solo attraverso il rinvio ad una nozione generale di pubblico inteso come fruitore delle opere d’arte e di cultura, ma anche mediante il fenomeno spontaneo dell’associazionismo e della costituzione di fondazioni e organizzazioni (charitable trusts) di dritto privato, titolari di funzioni consultive e di gestione  rispetto alle quali le istituzioni pubbliche hanno finito per assumere un ruolo meramente sussidiario di regolazione generale e di controllo ex post. Il riconoscimento della rilevanza economica dei beni culturali e la crescita di una coscienza sociale dell’importanza del patrimonio culturale ha, inoltre, accentuato il ricorso ai privati in qualità di finanziatori delle attività culturali. L’obiettivo è stato quello di ridurre progressivamente l’intervento diretto del governo nel campo dell’arte promosso nel secondo dopoguerra con l’istituzione dell’Arts Council of England, ente pubblico nazionale, cui spetta ancora oggi il compito di provvedere a distribuire i fondi ministeriali e quelli collegati alla National lottery.

Purtroppo, una diffusione analoga non è dato riscontrare in Italia per i seguenti motivi:

  1. a) procedure amministrative molto articolate e complesse;
  2. b) limitato rientro dal punto di vista fiscale;
  3. c) contenzioso giudiziario attivato da privati, comitati e associazioni di consumatori e di utenti, come nel caso del contratto di sponsorizzazione del Colosseo a Roma;
  4. d) atipicità del contratto di sponsorizzazione.
  1. La natura atipica del contratto di sponsorizzazione e il principio di legalità nell’attività della P.A.

Gran parte delle difficoltà applicative della sponsorizzazione derivano proprio dall’atipicità che connota il contratto di sponsorizzazione che male si concilia con la regola della legalità che governa l’intero agire della P.A.

Tale principio deve ritenersi ormai superato dall’opposta regola secondo cui la pubblica amministrazione gode, al pari di qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento, di una piena autonomia negoziale, potendo sottoscrivere anche contratti atipici, purché diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela, principio che ha trovato solenne conferma e consacrazione nell’art. 1, comma 1-bis, Legge 7 agosto 1990, n. 241, nella giurisprudenza del Consiglio di Stato che ha sottolineato la necessità di tenere distinto il principio di tipicità dei contratti pubblici dal diverso principio di tipicità del provvedimento amministrativo[2] e, infine, nel regolamento delle norme tecniche e delle linee guida in materia di sponsorizzazioni di beni culturali[3].

La causa del negozio atipico del contratto di sponsorizzazione è rappresentata dal fine della pubblicità per il quale lo sponsor si impegna a finanziare il soggetto sponsorizzato e a  provvedere direttamente alle attività richieste da quest’ultimo. L’obbligazione che grava sul soggetto sponsorizzato é di mezzi e non di risultato, dovendosi ritenere preclusa la possibilità per il soggetto sponsorizzante di dolersi dell’eventuale mancato ritorno pubblicitario.

  1. Il contratto di sponsorizzazione nel Codice dei contratti pubblici

Le sponsorizzazioni nelle quali possono venire coinvolte le pubbliche amministrazioni si distinguono in passive ed attive[4].

I contratti di sponsorizzazione passiva comportano l’uso di pubblico denaro in quanto le amministrazioni assumono il ruolo di soggetti sponsorizzanti; per tale categoria di sponsorizzazioni  il legislatore ha introdotto il divieto assoluto a decorrere dal 1° gennaio 2011 per razionalizzare e contenere la spesa pubblica[5]. A dire il vero, già in passato, a far data dal lontano 2008, vi erano stati timidi tentativi di limitare la spesa pubblica vietando la stipula di contratti di sponsorizzazione passiva, ma lasciando aperti ampi spazi operativi per comuni, province, regioni, enti del servizio sanitario nazionale[6]. All’epoca, talune regioni si sono rivolte alla Corte dei Conti che ha emesso una serie di pareri in cui ha stabilito la legittimità delle sponsorizzazioni passive a sostegno di attività rientranti nell’area delle funzioni istituzionali dell’ente e che l’ente svolge normalmente mediante l’opera di soggetti terzi. Contestualmente, la Corte dei Conti ha ribadito il divieto assoluto per le sponsorizzazioni passive aventi come finalità la mera segnalazione ai cittadini della presenza dell’amministrazione mediante la promozione della propria immagine[7]. Alla luce di quanto detto, si devono ritenere legittime le contribuzioni, sotto forma di erogazioni, sovvenzioni e concessioni di patrocinio,  a favore di iniziative di soggetti terzi, rientranti nei compiti dell’ente e svolte nell’interesse della collettività. A sostegno delle precedenti tesi interviene l’art. 118 Cost. ove, al secondo comma, è disciplinato il principio di sussidiarietà orizzontale. Si tratta di contribuzioni che attingono al pubblico erario per finanziare lo svolgimento di attività proprie dell’amministrazione esercitate in via mediata da privati destinatari di risorse pubbliche.

Al momento gli unici contratti di sponsorizzazione che possono essere sottoscritti da una pubblica amministrazione sono quelli attivi che comportano entrate per l’ente pubblico. Il giudice contabile ha ritenuto che l’interruzione di un contratto gratuito di sponsorizzazione, protrattasi per un minimo arco temporale e, quindi, senza sostanziale esecuzione, non avendo determinato mancati introiti, costituisce danno erariale per un eventuale danno all’immagine[8].

Il contratto ordinario di sponsorizzazione, sottoscritto da un’amministrazione aggiudicatrice o altro ente aggiudicatore e da un privato, ha come oggetto lavori, interventi di restauro e manutenzione di beni mobili e delle superfici decorate di beni architettonici sottoposti a tutela ai sensi del D. Lgs. 22 gennaio 2006, n. 42, ovvero servizi e forniture, acquisiti o realizzati a cura e a spese dello sponsor[9].

Il fatto che soggetto sponsorizzante non deve essere una pubblica amministrazione trova giustificazione nella circostanza che fra due o più amministrazioni non si sviluppano particolari competizioni concorrenziali tali da giustificare l’osservanza delle prescrizioni di cui all’art. 26, Codice dei contratti pubblici, in quanto le amministrazioni possono ricorrere agli schemi convenzionali che mette a loro disposizione il D. Lgs. n. 267 del 2000.

Qualora la sponsorizzazione sia una mera clausola accessoria di un contratto  relativo a lavori, servizi e forniture si applicano le ordinarie regole del codice dei contratti pubblici e, inoltre,  la gara di appalto e la stessa sponsorizzazione devono essere disciplinate dal bando[10]. In caso contrario, sarebbe possibile eludere l’applicazione delle disposizioni del codice stesso attraverso la semplice previsione di una clausola accessoria di sponsorizzazione di minima rilevanza rispetto all’oggetto principale del contratto. Inoltre, la previsione contenuta nell’art. 26 su citato che lavori, servizi e forniture siano acquisiti e realizzati dallo sponsor, esclude la non applicabilità delle norme incardinate nel codice, quando il soggetto sponsorizzante si limiti a fornire una somma di denaro, lasciando poi all’amministrazione il compito di individuare il soggetto esecutore dell’appalto.

Quando il contratto di sponsorizzazione superi l’importo di quarantamila euro trovano applicazione i principi contenuti nel D.Lgs. n. 163 del 2006 per scegliere lo sponsor e in materia dei requisiti di qualificazione dei progettisti e degli esecutori del contratto[11]. Comunque, la P.A. può sempre applicare la predetta disposizione anche per i contratti di valore inferiore alla soglia stabilita per legge, nel rispetto del principio del non aggravamento del procedimento amministrativo[12]. Quindi, anche al contratto di sponsorizzazione ordinario si applicano tutti i principi (economicità, efficacia, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità) che trovano applicazione per i contratti di appalto pubblico[13].

Del resto, anche il Consiglio di Stato in sede consultiva, esaminando lo schema del Codice dei contratti pubblici, a proposito dei contratti di sponsorizzazione, aveva ribadito la necessità di fare ricorso a procedure aperte e trasparenti per individuare il soggetto con cui stipulare il contratto.

Talune amministrazioni pubbliche si sono dotate di una variegata gamma di strumenti per meglio gestire i contratti di sponsorizzazione, predisponendo specifici regolamenti in cui sono stati previsti ulteriori vincoli fissati dalla legislazione vigente o dove sono state specificate alcune ipotesi di incompatibilità o di danno all’immagine, ovvero istituendo apposite commissioni etiche con la competenza a vigilare sull’effettivo conseguimento della finalità di interesse pubblico nella gestione delle sponsorizzazioni.

Con riferimento al contratto di sponsorizzazione di cui all’art. 26, codice dei contratti pubblici, sono intervenute talune autorità amministrative indipendenti.

A proposito delle sponsorizzazioni e del diritto alla riservatezza, il garante per la privacy ha prescritto talune misure necessarie per conformare l’attività di sponsorizzazione da parte della P.A. alle vigenti norme in materia di protezione dei dati personali.

L’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, ora Autorità nazionale anticorruzione, ha ribadito che il contratto ordinario di sponsorizzazione  è un negozio giuridico a prestazioni corrispettive mediante il quale l’ente pubblico (soggetto sponsorizzato) offre a un terzo (soggetto sponsorizzante), che si obbliga a pagare un determinato corrispettivo (denaro, beni, servizi o altre utilità), la possibilità di pubblicizzare nome, logo, marchio o prodotti[14]. Sempre l’ ex AVCP ha ritenuto incompatibile con la natura giuridica del contratto di sponsorizzazione, di cui all’art. 26, D.Lgs. n. 163 del 2006, la previsione di un pagamento obbligatorio a favore della stazione appaltante[15].

  1. Il contratto di sponsorizzazione dei beni culturali

A seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 26 marzo 2004, n. 42, sono state fissate le regole per utilizzare il contratto di sponsorizzazione quale strumento per ricercare le fonti di finanziamento dell’attività di valorizzazione, tutela e conservazione dei beni culturali[16]. Difatti, l’art. 120 del menzionato D.Lgs. n. 42 del 2004 stabilisce che oggetto della sponsorizzazione è ogni contributo da parte di soggetti privati anche in beni e in servizi, erogato per la progettazione o l’attuazione di iniziative in ordine alla tutela ovvero alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale, con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, l’immagine, l’attività o il prodotto delle attività del soggetto sponsorizzante[17].

I soggetti le cui iniziative possono essere sostenute con la sponsorizzazione sono il Ministero per i beni e le attività culturali, le regioni, gli enti locali territoriali (comuni, province, città metropolitane), gli altri enti pubblici, le persone giuridiche private senza scopo di lucro ed i soggetti privati per i beni di loro proprietà. Per quest’ultimi il Ministero ha il compito di procedere ad una preventiva verifica della compatibilità delle iniziative progettate con le esigenze di tutela da assicurare ai beni da promuovere e pubblicizzare[18]. Il fenomeno alquanto sviluppato nel nostro Paese tende al coinvolgimento di operatori economici (ad es. gli istituti bancari) e culturali indirizzandoli verso la tutela del patrimonio culturale nazionale[19].

Per garantire la corretta esecuzione del contratto sono previste specifiche forme di controllo. Innanzi tutto il Ministero per i beni e le attività culturali, nella fase antecedente alla sottoscrizione del contratto di sponsorizzazione, verifica la compatibilità delle iniziative con le esigenze di tutela del bene culturale[20]. Inoltre, oltre all’inserzione di clausole del contratto che disciplinano le modalità di erogazione del contributo da parte del soggetto sponsorizzante, è previsto l’obbligo di regolamentare all’interno dell’atto negoziale ulteriori forme di controllo, da parte dello sponsor, sulla realizzazione dell’iniziativa cui il contributo si riferisce[21].

In ambito culturale, oltre alle c.d. sponsorizzazioni pure con oggetto l’erogazione di solo denaro, non espressamente disciplinate dal Codice dei contratti pubblici, sono previste anche le sponsorizzazioni tecniche nelle quali il contributo dello sponsor può consistere nella prestazione di servizi o di beni diversi dal denaro[22].

Quando la sponsorizzazione riguarda i lavori da effettuare su immobili storico-artistici sottoposti a vincoli interviene una specifica disposizione (l’art. 49, Codice dei beni culturali e del paesaggio) che, unitamente ai regolamenti comunali, disciplina la collocazione dei manifesti pubblicitari sui citati edifici onde evitare che la loro affissione possa arrecare danno all’aspetto, al decoro e alla pubblica fruizione di aree considerate di pregio.

  1. La pianificazione degli interventi da sponsorizzare

Le amministrazioni competenti a realizzare interventi relativi ai beni culturali devono provvedere a integrare il programma triennale relativo alla programmazione dei lavori pubblici attraverso un apposito allegato che indica i lavori, i servizi e le forniture per i quali intendono far ricorso a uno sponsor da cui trarre il finanziamento o a cui affidare la loro realizzazione. A tale  scopo, devono essere predisposti specifici studi di fattibilità, anche in forma semplificata o progetti preliminari.

All’estero l’aspetto della programmazione è  particolarmente sentito. In Inghilterra e in Scozia, già dal lontano 1986, è stato istituito l’ABSA, Scottish Office, che raccoglie informazioni dalle istituzioni culturali per metterle a disposizione delle imprese, singole o associate,  che ricercano eventi e progetti da sponsorizzare, integrando il servizio offerto dalla banca dati delle opportunità con numerosi database: Sponsors Database (contiene informazioni sulle imprese attive nell’ambito della sponsorizzazione culturale in Scozia); Sponsorship Package Database (fornisce dati su proposte di sponsorizzazione e relativi costi); Business Digest Database  (documenta l’attività delle imprese a livello nazionale, europeo e internazionale).

In Francia l’Admical pubblica un esaustivo repertorio degli sponsor con informazioni dettagliate sul loro bilancio, la loro strategia aziendale e i loro progetti. Tale repertorio rappresenta un notevole contributo sul versante dell’offerta culturale per facilitare l’individuazione in maniera mirata dello sponsor potenziale più adeguato per finanziare il singolo progetto.

In Italia la Camera di Commercio di Monza e Brianza ha istituito uno sportello per la sponsorizzazione di beni e attività culturali in cui vengono elencati i vantaggi per l’impresa e per l’ente pubblico, ovvero il complesso di servizi offerti all’utenza privata e pubblica.

  1. Il procedimento per la scelta dello sponsor

Il procedimento amministrativo per l’individuazione dello sponsor inizia con la pubblicazione del bando sul sito istituzionale dell’amministrazione procedente per non meno di trenta giorni. Di tale pubblicazione viene dato avviso su almeno due quotidiani a diffusione nazionale e sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, nonché, per i contratti di importo superiore alle soglie comunitarie, anche sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea[23]. L’avviso dovrà contenere: una generica descrizione di ciascun intervento con l’indicazione del valore di massima; i tempi di realizzazione; la richiesta di offerte in aumento sull’importo del finanziamento minimo indicato. Inoltre, l’avviso dovrà precisare la forma di sponsorizzazione ovvero di puro finanziamento (erogazione di denaro) o  tecnica (forma di partenariato estesa alla progettazione e all’esecuzione totale o parziale dell’intervento a cura e a spese dello sponsor). In presenza di sponsorizzazione tecnica il bando dovrà indicare gli elementi e i criteri in base ai quali verranno valutate le offerte.

Nel bando e negli avvisi dovrà essere stabilito il termine, non inferiore a sessanta giorni, entro il quale le imprese interessate alla procedura possono presentare le offerte.

Le offerte, una volta pervenute, possono venire esaminate direttamente dall’amministrazione titolare del procedimento, oppure da una commissione giudicatrice quando gli interventi, al netto dell’I.V.A., siano superiori a un milione di euro o, per casi di particolare complessità, analogamente a quanto previsto dall’art. 84, Codice dei contratti pubblici per l’aggiudicazione, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Successivamente, l’amministrazione procede a redigere la graduatoria delle offerte presentate dalle imprese, ma può anche ricorrere a una successiva fase procedurale finalizzata all’acquisizione di ulteriori offerte migliorative, stabilendo un termine per effettuare i rilanci.

A conclusione del procedimento di evidenza pubblica con cui si individua il contraente privato, si perviene  alla sottoscrizione del contratto di sponsorizzazione con il soggetto che ha offerto il finanziamento maggiore, se si tratta di sponsorizzazione pura di finanziamento o con l’imprenditore che ha proposto l’offerta giudicata migliore nel caso di sponsorizzazione tecnica.

Nel caso in cui non venga presentata alcuna offerta o nessuna offerta sia giudicata appropriata, oppure quando le offerte presentate risultino irregolari o inammissibili per i requisiti degli offerenti e delle offerte, o qualora le offerte non siano rispondenti ai requisiti formali della procedura, la stazione appaltante può ricercare, nei successivi sei mesi, lo sponsor con cui negoziare il contratto di sponsorizzazione ferma restando la natura e le condizioni essenziali delle prestazioni richieste nel bando.

Per i progetti che non abbiano ottenuto offerte utili, l’amministrazione procedente può pubblicarli nuovamente all’interno dell’allegato al programma triennale dei lavori per l’anno successivo[24].

L’art. 129-bis, comma 3, D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, prevede che restano fermi i presupposti  e i requisiti di compatibilità stabiliti dall’art. 120, Codice dei beni culturali e del paesaggio, nonché i requisiti di ordine generale previsti per i partecipanti alle procedure di affidamento di contratti pubblici dagli artt. 38, 39, 40, 41, 42, D.Lgs. n. 163 del 2006, oltre ai requisiti speciali e ulteriori di cui all’art. 201 dello stesso Codice dei contratti pubblici.

  1. La vicenda giudiziari della sponsorizzazione del Colosseo a Roma

Il 4 agosto 2010 il Commissario delegato per la realizzazione di interventi urgenti nelle aree archeologiche di Roma e Ostia Antica pubblicava l’avviso “Ricerca di sponsor per il finanziamento e la realizzazione di lavori secondo il piano degli interventi Colosseo, Roma” che prevedeva l’affidamento all’aggiudicatario di una sponsorizzazione tecnica delle attività di completamento della progettazione e di direzione dei lavori di restauro dell’Anfiteatro Flavio. All’esito della procedura pervenivano offerte in termini e adeguate sul piano finanziario,  ma risultate non appropriate perché non aderenti alle modalità di presentazione indicate nell’avviso pubblico.

A seguito dell’infruttuoso svolgimento della menzionata procedura ex art. 26, Codice dei contratti pubblici, il Commissario delegato decideva di rinnovare il procedimento ricorrendo a una procedura negoziata ai sensi dell’art. 57, D.Lgs. n. 163 del 2006 per l’acquisizione del solo finanziamento degli interventi e, quindi, trasformando l’originaria sponsorizzazione tecnica in sponsorizzazione pura. Il Commissario delegato ha invitato a partecipare alla procedura negoziata i due operatori (Raynair e Tod’s spa) che avevano già presentato l’offerta nella precedente gara e acquisendo anche l’ulteriore proposta della Fimit Sgr.

A conclusione della trattativa in data 21 gennaio 2011, veniva sottoscritto il contratto di sponsorizzazione tra il Commissario delegato e la Tod’s spa, che aveva offerto la somma di venticinque milioni di euro. L’accordo negoziale ha previsto il diritto per la Tod’s spa di usufruire in via esclusiva del marchio Colosseo per la durata dei lavori e nei due anni successivi, con la possibilità di trasferire tale diritto ad un’associazione debitamente costituita dalla stessa impresa per ulteriori quindici anni, eventualmente prorogabili ad nutum.

La vicenda ha innescato una causa davanti al giudice amministrativo conclusa in primo grado con una sentenza che ha rigettato il ricorso promosso dal Codacons, con cui si contestava l’incongruità tra l’ammontare della sponsorizzazione e la possibilità di sfruttamento commerciale del marchio del Colosseo[25].

Nel giudizio di appello il Consiglio di Stato ha riconfermato la decisione di primo grado ritenendo che il Codacons non fosse legittimato a impugnare i provvedimenti adottati dal Commissario delegato[26].

NOTE

[1] Sulla natura giuridica dei contratti di sponsorizzazione come contratti atipici per la giurisprudenza, Cons. Stato, sez. VI, 31 luglio 2013, n. 4034; Cass. Civile, sez. III, 21 maggio 1998, n. 5086: la sentenza delinea le caratteristiche essenziali del contratto di sponsorizzazione distinguendolo con precisione da altre figure contrattuali.

Sulla natura giuridica dei contratti di sponsorizzazione come contratti atipici per la dottrina: C. SRUBEK TOMASSY, Il contratto di sponsorizzazione, in Il corriere di merito, 2010, 7, 716; F. AMABILI, Controversa qualificazione giuridica del contratto di sponsorizzazione, in Diritto e pratica delle società, 2005, 6, 58; M. BIANCA, Il contratto di sponsorizzazione, Rimini, 1990.

[2] Cons. Stato, sez. VI, 4 dicembre 2001, n. 6073.

[3] Decreto del ministero per i beni e le attività culturali 19 dicembre 2012, in G.U. 12 marzo 2013, n. 60.

[4] R. DI PACE, Il contratto di sponsorizzazione e la sua utilizzazione da parte delle pubbliche amministrazioni, in Il foro amministrativo, 2004, 12, 3898.

[5] D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122.

[6] Art. 61, comma 6, D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito  con modificazioni dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133.

[7] Corte Conti, sez. controllo Regione  Liguria, 15 febbraio 2011, n. 11; Corte Conti, sez. controllo Regione Puglia, 15 dicembre 2010, n. 163;  Corte Conti, sez. controllo Regione Lombardia, 23 dicembre 2010, n. 1075.

[8] Corte Conti, sez. giurisd. Regione Lazio, 10 settembre 2010, n. 1742.

Attualmente il Pubblico Ministero contabile può agire per il risarcimento del danno all’immagine di enti pubblici, pena la nullità degli atti processuali compiuti, per i soli fatti costituenti delitti contro la P.A. di cui all’art. 7, Legge 27 marzo 2001, n. 97, accertati con sentenza penale passata in giudicato.

[9] Art. 26, comma 1, D. Lgs. 12 aprile 2006. n. 163.

[10] A. ATTANASIO, La clausola di sponsorizzazione nei contratti pubblici, in Il merito, 2006, 12, 79.

[11] Art. 26, comma 1, D.Lgs. 12 aprile 2006. n. 163.

[12] Art. 1, comma 2, Legge 7 agosto 1990, n. 241.

[13] Art. 27, D.Lgs. 12 aprile 2006. n. 163.

[14] AVCP, deliberazione 6 novembre 2008, n. 48.

[15] AVCP, deliberazione 27 luglio 2007, n. 277.

[16] M. VERONELLI, La sponsorizzazione dei beni culturali, in Giornale di diritto amministrativo, 2005, 8, 887.

[17] Art. 120, comma 1,D.Lgs. 26 marzo 2004, n. 42.

[18] Art. 120, comma 1,  D.Lgs. 26 marzo 2004, n. 42.

[19] Art. 121, D.Lgs. 26 marzo 2004, n. 42: disciplina gli accordi con le fondazione bancarie  imperniati su protocolli d’intesa.

[20] Art. 120, comma 2, D.Lgs. 26 marzo 2004, n. 42.

[21] Art. 120, comma 3, D.Lgs. 26 marzo 2004, n. 42.

[22] G. FACCI, La sponsorizzazione tecnica e lo sfruttamento commerciale del marchio, in La nuova giurisprudenza civile commentata, 2010, 12, II, 644.

[23] Art. 28, D.Lgs. 12 aprile 2006. n. 163.

Tar Valle d’Aosta, 17 luglio 2012, n. 68: integra la violazione dei principi di concorrenza e di massima partecipazione alla procedura: a) la pubblicazione della procedura di selezione per l’affidamento di un contratto di sponsorizzazione esclusivamente sul sito dell’amministrazione procedente e indipendentemente da ogni forma di pubblicità più ampia e diffusa anche per i potenziali soggetti interessati operanti al di fuori del contesto regionale; b) un termine breve per la presentazione per presentare le offerte. Vedi anche Tar Liguria, sez. II, 21 giugno 2007, n. 1195.

[24]  Art. 199-bis, comma 2, D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163.

[25] TAR Lazio, Roma, sez. I,   3 luglio 2012, n. 6028

[26] Cons. Stato, sez. VI, 31 luglio 2013, n. 4034.