LA GESTIONE DELLA PROPRIETÁ INTELLETTUALE NEI MUSEI

L’APPLICAZIONE DEI PRINCIPI DEL SISTEMA DI QUALITÀ ALLA GESTIONE DEL PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO
di Cristiana Vergobbi

Sebbene l’Italia possieda una quota rilevante del patrimonio artistico-culturale mondiale e nonostante sia un motore trainante dell’economia nazionale, i musei ancora non hanno sviluppato un’adeguata capacità gestionale del proprio patrimonio né del relativo valore commerciale da questo posseduto.

È necessario che il museo inizi ad essere visto e trattato come un’impresa commerciale, sebbene su tale inquadramento giuridico l’opinione di dottrina e giurisprudenza non siano concordi, pur senza che il valore culturale del bene artistico passi in secondo piano. È necessario che le amministrazioni dei musei applichino una gestione manageriale della struttura che ponga al primo posto il rispetto di un criterio di economicità, cosa che attualmente non avviene nelle istituzioni culturali che, ad oggi, sopravvivono grazie ai finanziamenti statali nonché privati, nonché di efficienza ed efficacia.

Sebbene i numeri del settore culturale siano incoraggianti, i margini di crescita in Italia sono ancora ampi. Perché i musei italiani possano colmare il gap qualitativo esistente rispetto ai musei internazionali, devono iniziare a pensare come imprese, “mettendo a reddito” il proprio patrimonio artistico-culturale, abbandonando i modelli di business tradizionali ed affiancandovi nuove strategie commerciali.

Nell’analisi dei processi che possono consentire ai musei di avviarsi verso tale percorso, due sono gli elementi su cui vorrei portare l’attenzione del lettore: un corretto utilizzo dei diritti di proprietà intellettuale che li trasformino da limiti ad opportunità di sfruttamento del valore economico del patrimonio culturale e lo sviluppo di un adeguato sistema di management dell’intera attività museale.

Nonostante le problematiche legate alla gestione della proprietà intellettuale e la necessità di sistemi che ne consentano un adeguato management siano temi al centro dei dibattiti internazionali del settore culturale, il sistema italiano ha tardato a recepire tale esigenza. Il legislatore, infatti, ha accolto tale necessità solo nel 2001 con l’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, con cui si richiede alle istituzioni culturali italiane il rispetto di una serie di requisiti, suddivisi in ambiti di intervento, allo scopo di offrire un servizio culturale di qualità a beneficio dei visitatori e del museo stesso. Nella stesura degli standard da rispettare, il legislatore ha tratto ispirazione da sistemi di accreditamento internazionali quali quello proposto dall’ICOM, dall’American Association of Museum nonché dal Registration Scheme in Gran Bretagna. La scelta di attuare le linee guida proposte dall’Atto di Indirizzo attraverso procedure di accreditamento regionali ha consentito alle diverse regioni italiane di concentrarsi sulle particolarità del proprio patrimonio artistico-museale, declinando positivamente i diversi standard in standard-obiettivo.

Sebbene il legislatore abbia individuato gli ambiti di intervento necessari per lo sviluppo delle attività museali, le istituzioni culturali italiane, che ancora non hanno fatto propria quell’ottica di gestione manageriale, posseduta invece dalle organizzazioni internazionali, necessitano di uno ‘strumento’ per la progettazione dei diversi settori indicati nell’Atto di indirizzo. Si propone quindi l’applicazione di alcuni concetti chiave dei sistemi di qualità per la realizzazione di una policy di gestione dei diritti di proprietà intellettuale all’interno dei musei.

Innanzitutto, iniziando a realizzare una policy, si dovrà procedere secondo la logica plan-do-check-act. Prima e fondamentale attività è quella di audit, sia del patrimonio materiale che immateriale nonché umano del museo.

È proprio questa l’attività fondamentale da cui si potrà procedere a sviluppare tutto il successivo sistema manageriale. Successivamente alla pratica di inventario, a seconda delle esigenze specifiche del museo, si procederà a sviluppare dei ‘protocolli’ relativi alle principali attività. In generale i settori che richiederanno dei protocolli specifici saranno le politiche di gestione della proprietà intellettuale, le politiche di licensing, il management dei diritti digitali, l’analisi delle attività gestite in outsourcing, il piano di comunicazione e di marketing e un’analisi del settore in cui il museo si trova ad operare. Nello sviluppo di tutti gli ambiti, le parole chiave saranno sempre efficienza ed efficacia.

L’elaborazione di una policy consentirà di compiere scelte coerenti, verificabili e compatibili con le reali necessità organizzative e finanziarie dell’istituzione culturale, rappresentando una garanzia di qualità per i visitatori.

Sebbene l’emanazione dell’Atto di indirizzo abbia permesso un passo verso l’importazione in Italia di una cultura della gestione, non rappresenta ancora una seria politica di tutela e valorizzazione dei diritti connessi alle opere né un sistema stabile e condiviso dalle stesse istituzioni culturali.

Per rispettare i requisiti richiesti dall’Atto di indirizzo e dai successivi sistemi di accreditamento, il sistema suggerito è basato sui principi propri delle norme di qualità. La metodologia descritta non costituisce sicuramente l’unico sistema idoneo allo sviluppo di strategie di gestione del patrimonio del museo ma, a parere di chi scrive, si caratterizza come particolarmente idoneo ad accompagnare le istituzioni culturali nell’elaborazione e adozione dei nuovi standard minimi richiesti dal legislatore nonché per, prescindendo dagli obblighi di legge, apportare effettivi miglioramenti qualitativi ai servizi offerti dalle istituzioni culturali italiani, permettendo di ridurre il gap esistente rispetto alle offerte degli istituti culturali internazionali.