Corte di Cassazione penale, sez. VI, 12 gennaio 2023, n. 809

Reato di maltrattamenti in famiglia – Condizioni e presupposti – Assenza del rapporto aguzzino-vittima – Irrilevanza – Fattispecie

Il reato di maltrattamenti in famiglia richiede, quale elemento costitutivo, una condotta oggettivamente idonea a ledere la persona nella sua integrità psico-fisica, consistente nella sottoposizione ad una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni e umiliazioni, le quali costituiscono fonte di un disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di vita. Inoltre, l’abitualità della condotta deve essere idonea a determinare uno stato di sofferenza e di umiliazione nella vittima, senza che, tuttavia, ciò debba necessariamente comportare la riduzione della stessa vittima in uno stato di sudditanza psicologica nei confronti del suo persecutore. Pertanto, risulta del tutto irrilevante che la persona offesa dimostri una maggiore o minore capacità di resistenza, come pure il mantenimento di un’autonomia decisionale, posto che tali aspetti, riguardando essenzialmente un profilo strettamente soggettivo, non inficiano l’idoneità della condotta illecita a determinare uno stato di sofferenza nella persona che la subisce. Nella fattispecie, l’uomo durante il periodo di convivenza more uxorio con la compagna teneva un comportamento connotato da una serie reiterata di offese, umiliazioni e minacce (abituale aggressività verbale) rivolte  in presenza dei figli minori frequentemente istigati a rivolgersi verso la madre con appellativi gravemente offensivi.